Risparmiare tasse con le perdite su crediti

Aggiornato il: 15 nov 2019

Condizioni e limiti per la deducibilità delle perdite su crediti.



Siamo sempre alla ricerca di modi per risparmiare sul carico fiscale. Spesso, però, non ci rendiamo conto che basta fare una pulizia del bilancio per trovare forme di risparmio sicuro. Capita infatti, che nei bilanci delle aziende ci siano voci riferite ai crediti che andrebbero azzerate, in quanto questi crediti non sono, di fatto, più recuperabili.

Tra l’altro, il bilancio che contiene voci che non hanno più motivo di esserci, potrebbe essere addirittura visto come bilancio falso e dunque la sua “pulizia”, oltre a darti dei vantaggi fiscali è, in verità, anche obbligatoria. Per le perdite sui crediti il Fisco ha dato delle regole piuttosto chiare che non tutti sanno. Affinché le perdite sui crediti siano deducibili, occorrono particolari requisiti, a seconda che il credito sia inferiore o superiore a 2.500 euro. A) Crediti di importo inferiore a 2.500 euro: Se il credito è scaduto da almeno 6 mesi può essere messo automaticamente a perdita; se, ad esempio, a maggio è stata emessa una fattura di 2.000 euro, pagabile a 30 giorni, quando si arriva al 31 dicembre, quindi dopo 6 mesi, quel credito può essere messo in perdita. Naturalmente, se si è fortunati e il credito si riesce ad incassarlo l’anno successivo, verrà semplicemente messo a sopravvenienza attiva nell’anno dell’incasso. B) Crediti di importo superiore a 2.500 euro. Ci sono 4 possibilità: 1. se il debitore viene dichiarato fallito o accede ad una cosiddetta procedura concorsuale, il credito può essere messo a perdita sin dall’anno della sentenza di fallimento; 2. se il debitore non è fallito si può comunque mettere il credito a perdita. In questo caso, è sufficiente fare una minima azione legale di recupero e farsi rilasciare, dal legale che ha seguito la pratica, una dichiarazione da cui risulta che il debitore non ha nulla da perdere; 3. se il debitore ha patrimonio da aggredire, il credito è recuperabile e non può essere portato a perdita.


4. in ogni caso, per dedurre la perdita senza troppi dubbi, è sempre possibile la cessione del credito pro-soluto. Si tratta cioè di individuare una società che acquisti il credito, un pò come fanno le banche che cedono i loro crediti a società di recupero. In questo caso, la perdita diventa sempre deducibile in misura pari alla differenza tra importo del credito originario ed eventuale somma che la società di recupero che ha acquistato il credito può riconoscere. Molti, poi, si chiedono se è possibile fare una nota di credito nel momento in cui ci si ritrova di fronte a una possibile perdita, per recuperare subito l’Iva. A questo proposito esiste una regola generale: le note di credito possono essere emesse entro un anno dall’effettuazione dell’operazione a cui si riferiscono. Dunque: - se il credito è messo a perdita perché inferiore a 2.500 euro, oppure è superiore a 2.500 euro e non c’è una procedura fallimentare, è possibile emettere la nota di credito, purché entro un anno; - se c’è una procedura fallimentare in corso, secondo l’interpretazione prevalente, la nota di credito deve essere emessa alla chiusura della procedura fallimentare. Per chiarimenti e maggiori informazioni puoi sempre contattarci o prenotare una consulenza fiscale.

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